Will Beauty bring back the Dead?

I've been reflecting a lot on beauty lately and it's connection to Venus: water, fluids, pleasure, beauty, fertility, regeneration, and on this strange insistence life seems to have on coming back to itself. As an artist, and as a student of astrology and psychology, I feel I have to give Venus her due credit in the way I perceive myself and the environment around me.
Sukra is beauty, of course, but it is deeper than that. She is attraction, cohesion, fertility, taste, touch, moisture, sweetness, receptivity... Water does this. Bodily fluids do this. Semen does this in one of the most literal associations of Sukra: it is a carrier of generative potential, moving from one body toward another, carrying the information of life across bodies.
Not even Venus creates out of nothing. She attracts, connects, transports, reunites. She gives an existing potential a direction toward relationship.
There is something about this that I have learned about love: you cannot truly manufacture love where no love exists, not even with magic, no matter how much you try to force it. But where a real true love once existed, then something can be remembered, reawakened, called back into relation. I find this distinction very important.
Venus does not force reality into existence, but working through affinity, she brings what can still respond back toward contact. And this is probably the deeper logic behind Sukra's and her association with reviving the dead.
''Reviving the dead” can be read in the literal sense, or as a crude fantasy of biological immortality. But the way I think of it is the return of somthing that was once REAL. Śukra restores that connection.
That is why rebirth might be inseparable from Venus. If samsara is a wheel, suffering alone cannot keep it turning. Something must make embodiment attractive enough for consciousness to remain fascinated by form: taste, longing, sex, food, music, affection, fragrance, tenderness, water, touch and art... all those apparently unnecessary things without which existence would become mere biological maintenance.
Water may be the purest image of this principle: it receives, connects, dissolves boundaries, nourishes and makes exchange possible. Art does something similar: something invisible within the artist takes form and crosses into another mind. Beauty, then, is not just decorative; it is a technology of connection.
This is also why regeneration and rejuvination is Venusian: restoring moisture where there was dryness, a continous movement back toward life. Healing itself it's quite venusian.
I was inspired to write this by looking at both Bryan Johnson’s sidereal and tropical charts. In his sidereal chart, Venus immediately stands out as his Atmakaraka, placed in the 8th house at a very advanced degree of Punarvasu, the nakshatra associated with return, restoration and renewal. For someone whose public project revolves around rejuvenation and repeatedly bringing the body back toward an earlier biological state, it is a remarkable signature.
With Jupiter and Mars also in the 8th house, restoration becomes something to investigate, systematise and actively pursue, while Saturn gives it discipline, continuity and protocol. What fascinates me is the tension created when such a deeply Venusian impulse, the desire to preserve vitality, is translated into measurement and method.
Johnson’s project made me wonder what happens to Venus when pleasure itself becomes instrumental. When every meal becomes a biomarker, every night of sleep a performance score and every sign of ageing something to observe and correct, does our relationship with life become more intimate, or does preservation begin to replace enjoyment? It was precisely this tension that sparked the connection for me.
So maybe Venus relationship with death is stranger than simple opposition. Venus does not necessarily defeat death, as Johnson’s project seems to imagine. She may do something subtler, like making the boundary between ending and beginning permeable. She allows life to cross.
Beauty, pleasure, fertility, water, sex, affection and art may all belong to the same mysterious logic. They move us toward one another. They make matter receptive.
Perhaps Sukra revives the dead not because she abolishes death, but because she
makes life attractive enough for the dead to return.
La Bellezza riportera' i morti in Vita?
Ultimamente ho riflettuto molto sulla bellezza e sul suo legame con Venere: l’acqua, i fluidi, il piacere, la fertilità, la rigenerazione e quella strana insistenza con cui la vita sembra voler ritornare continuamente a se stessa. Come artista e come studentessa di astrologia e psicologia, sento di dover riconoscere a Venere il giusto merito per il modo in cui percepisco me stessa e l’ambiente che mi circonda.
Śukra è bellezza, naturalmente, ma è qualcosa di più profondo. È attrazione, coesione, fertilità, gusto, tatto, umidità, dolcezza, ricettività… L’acqua fa questo. I fluidi corporei fanno questo. Lo sperma lo fa in una delle associazioni più letterali di Śukra: è un veicolo di potenziale generativo che si muove da un corpo verso un altro, trasportando l’informazione della vita attraverso i corpi.
Nemmeno Venere crea dal nulla. Attrae, connette, trasporta, riunisce. Orienta un potenziale già esistente verso la relazione.
C’è qualcosa che ho imparato sull’amore: non si può realmente fabbricare amore dove non esiste, nemmeno attraverso la magia, per quanto si tenti di forzarlo. Ma quando un amore autentico è esistito, allora qualcosa può essere ricordato, risvegliato, richiamato nella relazione. Trovo questa distinzione molto importante.
Venere non costringe la realtà a esistere. Agendo attraverso l’affinità, riporta verso il contatto ciò che è ancora capace di rispondere. Ed è forse questa la logica più profonda dietro l’antica associazione di Śukra con la resurrezione dei morti.
“Riportare in vita i morti” può essere interpretato in senso letterale oppure come una rozza fantasia d’immortalità biologica. Ma io lo concepisco come il ritorno di qualcosa che un tempo è stato REALE. Śukra ristabilisce quella connessione.
È per questo che la rinascita potrebbe essere inseparabile da Venere. Se il samsara è una ruota, la sofferenza da sola non può mantenerla in movimento. Qualcosa deve rendere l’incarnazione abbastanza attraente da far sì che la coscienza rimanga affascinata dalla forma: il gusto, il desiderio, il sesso, il cibo, la musica, l’affetto, il profumo, la tenerezza, l’acqua, il tatto e l’arte… tutte quelle cose apparentemente superflue senza le quali l’esistenza si ridurrebbe a semplice mantenimento biologico.
L’acqua potrebbe essere l’immagine più pura di questo principio: riceve, connette, dissolve i confini, nutre e rende possibile lo scambio. L’arte fa qualcosa di simile: qualcosa di invisibile all’interno dell’artista assume una forma e attraversa la distanza fino a raggiungere la mente di qualcun altro. La bellezza, dunque, non è soltanto decorativa: è una tecnologia della connessione.
È anche per questo che la rigenerazione e il ringiovanimento sono venusiani: ristabiliscono l’umidità dove prima vi era aridità, creando un movimento continuo di ritorno verso la vita. La guarigione stessa è profondamente venusiana.
L’ispirazione per scrivere questo testo mi è venuta osservando sia il tema siderale sia quello tropicale di Bryan Johnson. Nel suo tema siderale, Venere emerge immediatamente come Atmakaraka, collocata nell’ottava casa. Si trova a un grado molto avanzato di Punarvasu, la nakshatra associata al ritorno, al ripristino e al rinnovamento. Per una persona il cui progetto pubblico ruota attorno al ringiovanimento e al riportare ripetutamente il corpo verso uno stato biologico precedente, è una firma astrologica assoluta.
Con Giove e Marte anch’essi nell’ottottava casa, la rigenerazione viene sistematizzata e perseguita attivamente, mentre Saturno la trasforma in un protocollo. Trovo tutto questo affascinante, ma anche un po’ inquietante.
Ciò che mi inquieta non è la rigenerazione in sé, ma la riduzione di Venere a un motore biologico. Quando ogni pasto diventa un biomarcatore, ogni notte di sonno un punteggio di prestazione e ogni segno visibile dell’invecchiamento un problema da correggere, il corpo può anche essere preservato, ma qualcosa di profondamente venusiano scompare: il piacere privo di utilità, un pasto gustato semplicemente perché è delizioso o la musica suonata all’ora sbagliata. La sua Venere sembra essere stata messa pesantemente al lavoro. Eppure, tutto questo resta estremamente interessante, perché è proprio ciò che ha acceso in me questa connessione.
Forse, allora, il rapporto di Venere con la morte è più strano di una semplice opposizione. Venere non sconfigge necessariamente la morte, come sembra immaginare il progetto di Johnson. Potrebbe fare qualcosa di più sottile, come rendere permeabile il confine tra la fine e l’inizio. Permette alla vita di attraversarlo.
La bellezza, il piacere, la fertilità, l’acqua, il sesso, l’affetto e l’arte potrebbero appartenere tutti alla stessa logica misteriosa. Ci muovono gli uni verso gli altri. Rendono ricettiva la materia.
Forse Śukra riporta in vita i morti non perché abolisce la morte, ma perché rende la vita abbastanza attraente da convincere i morti a ritornare.



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